trattoria_al_paradiso_018Il caso di Pocenia che racchiude numerose ricchezze e attrattive

Un territorio tra due fiumi che valorizza la vocazione rurale

Spesso le ‘terre di mezzo’ sono trascurate, o siccome le attraversiamo abitualmente celano al nostro sguardo peculiarità e caratteristiche intrinseche che invece ne arricchiscono il valore, e che la consuetudine ci impedisce di vedere. Sono sì terre di passaggio, ma non solo. Come Pocenìa, dal latino Pulcinìa, nome personale femminile da Pulcinius, che si narra fosse un villaggio di pescatori di epoca romana sorto lungo il fiume Stella, tanto che il vessillo comunale si distingue ancor oggi con due pesci. Inoltre, via Stroppagallo, nel capoluogo, sempre all’epoca romana sarebbe stata una strada che collegava Cividale con Aquileia, perché lungo il percorso raccordava alcune case signorili. Una tesi che sarebbe confermata dal ritrovamento di monete dell’epoca di Cesare Augusto, e anfore. Secondo altri, il nome Pocenìa deriverebbe da tempi più recenti, dalla lingua friulana. Ovvero dalla contrazione di ‘poc e nuje’, poco e niente. Una terra così chiamata perché si trattava di una zona scarsamente abitata. Ma a ben guardare, il Comune di Pocenia è tutt’altro. Il suo territorio, di 24 km quadrati, è percorso da due corsi d’acqua che scorrono da nord a sud. Il principale è lo Stella, che è uno dei principali fiumi di risorgiva; le sue acque limpide e fresche danno vita a scorci di paesaggio densi di biodiversità e ricchezze naturali, mentre le sue anse presentano scenari bucolici con un aspetto che scandisce lo scorrere delle stagioni. Ma Pocenia è uno dei pochi Comuni che può vantare un primato in fatto di acque: l’altro fiume è il Torsa, che nasce e termina sul suo territorio. È infatti generato nella frazione di Torsa dalla confluenza di alcuni torrenti e canali, e dopo circa 6 km si immette nello Stella proprio a Pocenia. Del fatto che si tratti di terre fortunate della bassa pianura friulana, comprese nell’arco della Riviera friulana se ne sono ben resi conto gli abitanti del luogo, visto che una delle frazioni, a est del territorio, nella quale sono tra l’altro concentrate le attività agrituristiche e della ristorazione di pregio, si chiama Paradiso. Un’area fortunata e intatta dal punto di vista naturale, nonostante l’attività prevalente sia l’agricoltura, perché vi troviamo diversi laghetti naturali e artificiali e parchi protetti. È il risultato dell’appartenenza alla zona climatica ‘E’, alla quale Pocenia è stata assegnata con Decreto del Presidente della Repubblica, perché si trova in una zona compresa tra il clima mediterraneo e quello continentale. Ovvero, vi si riconoscono ben definite le condizioni climatiche stagionali con inverni freddi, primavere temperate e umide, estati calde ma non completamente secche, autunni temperati e piovosi. Un clima, che sembra fatto apposta per favorire l’agricoltura. Ma quale? Non soltanto la zootecnia con allevamenti di mucche, maiali e cavalli, ma anche l’acquacoltura. Assieme all’agricoltura di pregio, visto che nella zona sono state avviate diverse colture, prima sperimentali, divenendo poi, una volta consolidate dall’esperienza, identificative della zona. Per esempio l’orzo distico, per favorire una produzione di birra con materie prime autoctone, di qualità, lo zafferano e altre chicche che concorrono a comporre quel mosaico di proposte che rende il Friuli Venezia Giulia una delle realtà più attrattive per il turismo moderno e prima al mondo per creatività nella promozione. E che suggeriscono un percorso di rete, sul modello, o con, dell’idea di Riviera friulana, per valorizzare e rendere ancor più attrattivo un territorio ricco in quanto contraddistinto da qualità e caratteristiche rimaste intatte nel tempo. Ma che oggi si riconoscono ancora, mentre invece si ritrovano di rado su altri territori. A Pocenia vi sono anche attività industriali di rilievo, che non incidono sull’ambiente circostante, ma assicurano valore aggiunto al territorio.

Carlo Morandini