d9475d9c-099b-42b3-b5e8-4850a8f1985aOltre sessant’anni della storia del gelato dalla evoluzione del gusto alle eccellenze

Dai Venudo ai Depellegrin alle new entry che rilanciano il piacere del palato

L’arte del gelato non conosce le stagioni. Ma peraltro, questa estate sta premiando anche i grandi artigiani che hanno creduto nella ripresa e si sono dedicati con sempre maggiore attenzione e passione a proporre la qualità dei sapori. Per Giorgio Venudo, conosciuto come ‘il Papero’, perché ha proseguito l’attività gelatiera in spiaggia avviata da suo zio negli anni ’50, e che oggi è il responsabile nazionale di Confartigianato per il suo settore professionale, i turisti hanno creduto nell’estate lignanese. Tanti dal Friuli Venezia Giulia. Ma non di meno sono arrivati da tutto il nord Italia. In questi giorni anche alcuni austriaci. Tanti gli habitué della spiaggia friulana dei mesi di luglio e agosto che non si sono voluti perdere l’opportunità di poter andare al mare in sicurezza. Specialmente dopo il lungo ‘lockdown’. I gusti più richiesti sono quelli scaturisti dalla fantasia creativa del ‘Papero’: per esempio l’Eccellenza, crema con la granella di

pregio. Ma anche quelli della tradizione, che Giorgio ha ribattezzato con nomi accattivanti per alimentare, anche da dietro al banco ideale della sua gelateria semovente con il quale si sposta sulla battigia dell’arenile di Sabbiadoro, quella verve che ha catturato, assieme al vero e genuino gelato artigianale, un ampio pubblico di grandi e piccini. Come la ‘Ciucciolata’, la Cioccolata fondente, il ‘Fior di Mucca’, che è il fiordilatte. E altri ancora. Dalla spiaggia di Sabbiadoro a via Giardini, a Pineta, Arturo Depellegrin, assieme alla moglie Nadia e al figlio Andrea, grande appassionato delle due ruote, mantiene quel percorso di qualità ch

Arturo De Pellegrin a sinistra

Arturo De Pellegrin a sinistra

e aveva iniziato all’inizio degli anni ’70. Dal laboratorio a vista, il primo in assoluto in Italia, asseconda il gusto di una clientela articolata e di tutte le età. Con il gelato artigianale che ha conquistato, e con lui c’era il fratello Giorgio, allori internazionali e mondiali, nonché l’attenzione del pubblico televisivo sulle reti nazionali. Anche Arturo, all’alba comincia a preparare il gelato artigianale con le basi naturali e prodotti di qualità. Per precisa scelta, dettata dalla passione. E da anni di studio e ricerca. Tanto, che è divenuto anche agricoltore a Conegliano. Dove coltiva un piccolo vigneto per autoconsumo. Ma con metodi biodinamici. E ci tiene a ricordarlo. Con lo stesso spirito con il quale da sessant’anni prepara il gelato per gli ospiti della città balneare. Con le coppe che hanno saputo conquistare il palato di grandi e piccini. Anche con gusti creati per eventi e occasioni particolari. Poi rimasti nella produzione perché avevano conquistato anche i suoi affezionati degustatori: come Rosso Tiziano, nato per ricordare il pittore mutuando il colore del gelato con prodotti naturali da una delle sue tele, e realizzato con gelato alla crema, pandispagna, lampone; cioccolato con le pere al Prosecco, Figo moro, con i fichi neri di Caneva, località del sacilese, zona dove risiedeva Giorgio. Assieme a Giorgio, Arturo, che oggi è ben coadiuvato dal figlio Andrea, stessi gusti e stessa attenzione per il gelato, ha ideato coppe che sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo e delle attese dei degustatori: coppa Sabbiadoro, con la banana, coppa verde, con la menta, gelato di cioccomenta, panna montata e il cioccolato fondente solidificato, Sombrero, con una leggera base alcolica di Rhum e la granella di cioccolato fondente, e altre ancora, assieme alle tradizionali Nafta ed Eiscaffè. Il buon gelatiere, ci confida Arturo, è quello che non mette in mostra decine di di gusti diversi, inventandosi cose sempre nuove. Bensì quello che sa fidelizzare il gusto dei degustatori facendo al meglio i gusti tradizionali. Perché poi, alla fine, i clienti scelgono sempre gli stessi gusti. E gli altri rimangono in attesa nelle vaschette. Il grande lavoro svolto in questi anni dai De Pellegrin, oltre ad avere generato una cultura del gelato artigianale diffusa tra gli ospiti di Lignano e non solo, ha filiato anche altrettanto appassionati proseliti. Al di là della stagionalità. Mi è capitato nei giorni scorsi di passare per Venzone. E di andare a trovare Vincenzo e Maria, a IMG_5157Sapori d’altri tempi. Vincenzo ha lavorato per Giorgio De Pellegrin. E in questi giorni sta sperimentando una macchina che consente di realizzare più d’un cono per il gelato alla volta. Da alcuni anni Vincenzo, da Lignano trasferitosi nel borgo medioevale friulano, proprio per perseguire il messaggio trasmessogli dai De Pellegrin, propone il gelato artigianale fatto con le materie prime di eccellenza e naturali. Ma, anche,  prepara i coni realizzando in casa le cialde e cucinandole al momento, dando loro la forma che ci è familiare, una alla volta. La nuova macchina altro non è che un forno di cottura che scalda più d’una cialda alla volta. Ma venuti al dunque, mi sono messo in fila come tutti davanti al banco del gelato per scegliere i gusti. E per caso ho scorso l’elenco delle coppe: pochi i gusti a disposizione, poche le coppe. Come hanno insegnato i De Pellegrin. Ma tra esse, una delle eccellenze dei De Pellegrin: la coppa Malaga. Da ragazzo, la degustavo a Udine, alla Gelateria dell’Orso, dove Pravisani, padre di un mio compagno di avventure nel motociclismo fuoristrada, proponeva il Malaghino. Ovviamente a base di uva Malaga. Così la Coppa di Vincenzo. Che è come era stata pensata diversi anni fa a Lignano: gelato alla crema con Rhum aromatico, panna montata, uva Malaga leggermente liquorosa, cioccolato fondente…