lorenzonstaff

Una calda raccomandazione da settore primario: il pensiero di uno dei padri della viticoltura FVG

Enzo Lorenzon fautore dello sviluppo di un’agricoltura eroica tra le terre e ghiaie golenali dell’Isonzo

L’esperienza di chi ha vissuto tutte le fasi dello sviluppo della viticoltura e dell’agricoltura regionale è essenziale nei momenti più difficili. L’avere saputo trarre dalla campagna, ma in particolare da terreni sui quali pochi avrebbero scommesso, risultati di eccellenza con vini che si sono imposti nei concorsi enologici mondiali, spodestando il primato di realtà come quella francese, non è un risultato banale. Come non è banale il fatto che Enzo Lorenzon abbia deciso di dedicare il prodotto di punta della sua offerta più qualificata al fiume attorno al quale è riuscito a far crescere un’agricoltura di pregio, strappando al territorio le migliori carature. E proprio mentre ‘Sontium’, così ha chiamato il suo profumato e vincente blend di uve bianche riprendendo la denominazione data al fiume dagli antichi romani, stava riscuotendo successi ancor più ampi rispetto al suo Sauvignon, alla Ribolla Gialla, al Friulano già medagliati, ecco il blocco inaspettato dei mercati. Ma anche il rallentamento di tutte le attività, comprese quelle nel vigneto o nelle campagne. Perché sui terreni de I Feudi di Romans, assieme ai vigneti sono praticate anche l’orticoltura e la frutticoltura di pregio, prodotti di supporto a quelli del vigneto, e proposti nel chiosco annesso all’area degustazione, nel cuore dell’azienda di San Canzian d’Isonzo.

Lorenzon, che oggi è supportato con efficacia dai figli Davide, in cantina e in vigna, e Nicola, nel marketing e nella promozione, da anni è impegnato accanto al territorio dell’Isontino, ed è presidente del Consorzio di bonifica, il patto con la Regione dei Comuni e del mondo dell’agricoltura per una gestione sostenibile del bene acqua. Così, questa quarta puntata esprime il pensiero di un animatore non solo delle terre rivierasche, ai confini orientali di quella che amiamo chiamare Riviera Friulana ed è ormai riconosciuta dalle istituzioni, ma dell’intera civiltà contadina, così come la intendiamo nel terzo millennio.

“A decidere su come dovremo ripartire per inseguire i traguardi della crescita e dello sviluppo ai quali ci eravamo abituati, debbono essere gli amministratori assieme all’agricoltura. Non Commissioni o Comitati, che difficilmente portano a scelte e risultati rapidi ed efficaci. Lo abbiamo vissuto sulle nostre spalle in passato”.

Questa la sua calda raccomandazione quale premessa della nostra intervista, nel ribadire che il mondo rurale è, come dev’essere, accanto alla politica e ai tecnici per cercare di far ripartire nel modo più conveniente e sicuro la lavorazione nelle campagne, ma anche la promozione su mercati che, improvvisamente e inaspettatamente, dopo anni di impegno alla ricerca di nuovi sbocchi e di conquiste costruite con la qualità, si sono arrestati.

“La situazione che stiamo vivendo è da film di estrema fantascienza – precisa Enzo Lorenzon – e non ci saremmo mai aspettati di doverla affrontare. Lascerà segni importanti sulla nostra economia e nella nostra società. Preferisco evitare di analizzare troppe cose, per soffermarmi sul settore vinicolo, che fino a qualche anno fa era un fiore all’occhiello della nostra terra, e forse oggi è uno dei più penalizzati. Lo faccio per due motivi. Innanzitutto, perché il settore vino subisce un calo di vendite dell’85 per cento: sembra una follia il solo pensarci, perché fino a un paio di mesi fa non avremmo mai ritenuto che ciò sarebbe stato possibile. Poi, perché in questo momento tutte le attività in campagna sono in pieno svolgimento per poter portare avanti, terminate le potature potature e gli adempimenti, un’annata vinicola che non sappiamo dove metteremo…”.

“Se continua così – prosegue Lorenzon – ma anche se si potesse ripartire più in fretta, non vedo come questo stato di cose si potrebbe risolvere a breve. Ciò che mi spaventa di più, sono quella ridda di ipotesi e quella selva di proposte che si inseguono, giorno dopo giorno, e che spesso si dissolvono in breve, rivelandosi ‘fake news’. Ma che non fanno che disorientare gli amministratori, i tecnici, gli operatori come l’opinione pubblica. Un esempio? Pensiamo alla proposta dell’installazione di cabine in plexiglas sull’arenile per garantire il distanziamento sociale dei bagnanti: se sarà adottata questa soluzione, per gli ospiti della spiaggia sarà estremamente difficile pensare poter di andare al bar a bere una birra o un buon bicchiere di vino. In questo caso, ma anche con soluzioni diverse, chi produce qualità, come nel nostro caso, e questa è la nostra presunzione, sarà più svantaggiato. Molti di noi puntano alla grande distribuzione, nella quale non c’è spazio per tutti. Finora, il 70 per cento del nostro prodotto veniva venduto per il 50 per cento sul mercato italiano, l’altra metà all’estero. Ma anche il mercato americano, che stava andando bene, e quello russo, sul quale registravamo gli stessi risultati positivi, si sono fermati completamente”.

Come possiamo traghettare la viticoltura regionale oltre la crisi?

“Se chi ha il compito di scegliere come risolvere la situazione, non eviterà di dover affidare le scelte a tavoli di concertazione o a commissioni, non risolveremo niente in tempi ragionevoli. Ho un’esperienza abbastanza lunga in queste cose. Chi deve decidere, si deve piuttosto attorniare di tecnici capaci e operativi, non solo studiosi. Ci vogliono tecnici operativi che sanno come funzionano le cose: soltanto così avremo la possibilità di capire che cosa si potrà fare per aiutare il nostro mondo. E avremo la possibilità di programmarci per capire se nell’arco dell’anno, o nel prossimo futuro, potremo pensare di avere ancora un mercato all’altezza delle nostre produzioni. Si tratterà però di una valutazione epocale, alla quale nessuno di noi si era preparato. In ogni caso, il popolo italiano si è sempre rimboccato le maniche, e lo faremo anche noi. Occorrerà trovare soluzioni che ci possano permettere di riprendere in mano quel pallino che oggi non abbiamo più”.

Chi ha scelto la strada della qualità è forse più avvantaggiato in questo momento così complesso?

“Fare previsioni per il futuro, oggi è sicuramente azzardato. È invece importante capire se l’epidemia si fermerà a breve, se andrà avanti ancora e per quanto tempo, se faremo delle scelte, importanti o meno, perché da noi il virus ha fatto un numero più alto di malati e di vittime rispetto ad altri Paesi come la Germania. Tutti questi dubbi ci confermano che non sappiamo ancora come andrà a finire. Pertanto, non possiamo far altro restare in attesa, rimboccarci le maniche e aspettare un momento migliore”.

Carlo Morandini