IMG_7714Il menù si richiama alla tradizione friulana, veneta e rivierasca e mantiene il suo appeal

Una tappa imprescindibile, per quanti raggiungono Lignano a ritrovare i vecchi amici ma anche i sapori d’un tempo. Quel gusto che i turisti e gli ospiti della città balneare vogliono reincontrare lungo un percorso degustativo capace di evocare la memoria del territorio.

E che fa riconoscere il piacere della tavola rivierasca e della tradizione friulana e veneta. Riesplorando la cucina di un secolo, il XX, che sembrava avere cambiato irrimediabilmente il pianeta dei sapori. La Farmacia dei Sani, a Sabbiadoro, in via Latisana 44, da 43 anni è la tavola imbandita privilegiata della città, dove si sono vissute e consolidate emozioni affettive, stretto patti politici, alleanze sportive, dove si è promossa Lignano, e con essa la Riviera Friulana.

L’appeal non è cambiato nel tempo, e la clientela oramai fidelizzata raggiunge il locale per l’aperitivo, il pranzo, la cena. Per contro, Patrizio, assieme alla compagna Monica, può scandire lo scorrere delle stagioni con l’arrivo periodico di ospiti e amici che arrivano da tutto il Friuli Venezia Giulia, e, magari per una serata, perfino da Tarvisio, ma in particolare dal Veneto, dall’Austria, dalla Germania.

E trovano nei gestori l’amicizia e l’accoglienza che li fa sentire come a casa, sia dopo una giornata trascorsa in spiaggia o in mare, che dopo una passeggiata fuori stagione sull’arenile, o per riscaldarsi da una giornata uggiosa, ma sempre suggestiva anche d’inverno, sulla penisola lignanese.

Perché alla Farmacia dei Sani, come tutte le Farmacie, anche se questa cura gli animi con il cibo e il vino, come recita un’iscrizione che campeggia sopra al bancone del bar, la luce è sempre accesa. Per tutto l’anno. Svolge dunque una funzione di riferimento per la città.

Che è stata interrotta bruscamente dal ‘lockdown’, lo scorso 11 marzo.

“Ci siamo ritrovati ad aspettare una settimana dopo l’altra, a capire quando avremmo potuto riprendere a erogare il nostro servizio. Nel frattempo è finita la pazienza e sono finiti i soldi ”…

E nel frattempo?

“Nel frattempo non avevamo capito niente perché i giornali scrivevano una cosa, la radio e la televisione, spesso un’altra. Abbiamo riaperto il 20 maggio, dopo due mesi e mezzo di quarantena che ci hanno prosciugato oltre alle tasse anche il cervello.

Siamo riusciti a sistemare il locale secondo le prescrizioni e se ne sono accorti subito i nostri clienti ‘storici’, friulani. Ci mancano i padovani, i trevigiani, i coneglianesi, i bellunesi, gli austriaci, i tedeschi, e fino a pochi giorni fa i sacilesi, che sono i clienti abituali.

E per ora facciamo quello che possiamo. Lo scorso fine settimana avremo mandato via 100 persone perché non avevamo ancora capito come fare per rispettare i nuovi limiti imposti. Ora andiamo abbiamo preso le misure e andremo avanti a un terzo della capienza”.

Quindi?

“Ci aspettiamo una stagione a un terzo rispetto a quelle precedenti. Quindi, pagheremo un terzo delle tasse degli anni passati, i contributi ai dipendenti a un terzo rispetto al 2019, e anche lo Stato riceverà un terzo dei tributi rispetto all’anno scorso”.

Che cosa vi aspettate?

“Gli aiuti dallo Stato non si sono visti, quindi attendiamo il sostegno che la Regione ci ha annunciato”.

Com’era partito il 2020?

“Bene, perché eravamo aperti come sempre, la clientela c’era, il nostro lavoro proseguiva come negli inverni passati. Ora siamo ripartiti, ma per il momento ci mancano i veneti, e gli austriaci: c’è molta gente in Carinzia che ha le barche e, o, le case a Lignano. Ospiti che vengono da noi e ormai parlano in friulano. Così i tedeschi della Baviera, da Monaco e dalle altre località bavaresi. E diversi di loro li conosco da 43 anni”…

Che cucina propone in queste settimane la Farmacia dei Sani?

“Per gli aperitivi, il frico, le patate, il prosciutto crudo, con le bollicine friulane e i vini sfusi delle cantine tradizionali di collina”.

E a tavola?

“Una cucina che è quella per la quale ci distinguiamo da sempre: una cucina friulana, con gli antipasti, gli affettati, il San Daniele, i primi classici dell’area rivierasca, il baccalà, le seppie, e altro che i clienti affezionati ci chiedono. E i vini, quelli delle cantine storiche del vigneto Friuli, qualche vino francese, e le bollicine friulane, perché di Prosecco ce ne chiedono poco. Il menù è sempre quello, e lo chiudiamo, magari con i biscotti della tradizione friulana piuttosto che con altri dolci locali”.

Con varianti stagionali?

“Ovvio, ma il percorso del menù rimane questo: piace, ci è richiesto, quindi funziona e non sentiamo la necessità di cambiare vista la risposta dei nostri clienti”.

Carlo Morandini