A GLAUNICCO DI CAMINO AL TAGLIAMENTO ‘AL MOLINO’ DA TRENT’ANNI E’ RITROVO DEI SAPORI E DELLA CULTURA

LA FAMIGLIA DEL NEGRO VI DEDICA PROFESSIONALITA’ E PASSIONE NELL’ANTICO MANUFATTO CANTATO DAL NIEVO

Un’icona della cultura e della civiltà contadina, ai confini della Riviera Friulana. Un piccolo borgo capace di creare suggestioni e di far vivere l’emozione di un mondo antico, ormai quasi dimenticato. Che fin dall’800 ha ispirato poeti e scrittori, perché ha saputo mantenere come in uno scrigno le carature del mondo rurale d’un tempo. A Glaunicco di Camino al Tagliamento, uno degli angoli più suggestivi, lungo le rive del fiume Varmo, è stato fatto rivivere negli anni ’80 dalla famiglia Del Negro, quasi per coronare un sogno. Quello del titolare, Gino, di avere un locale tutto suo, talmente particolare, e in un posto così sereno a tranquillo, da doverci lavorare con grande
20150402_213648passione, determinazione e professionalità, per inserirlo tra le mete dei gourmet e dei curiosi del territorio. ‘Al Molino’ è situato nel fabbricato ristrutturato di un vecchio mulino, nel quale, fin dal ‘500, i contadini di una vasta area conferivano i cereali per ricavare le farine, al tempo preziosa merce di scambio. Nel secolo scorso era stato abbandonato, e dato alle fiamme. Agli inizi degli anni ’70, la famiglia di Gino operava nella ristorazione, a Tarvisio. E Gino, per impratichirsi con la lingua inglese e fare nuove esperienze, si era recato a fare il cameriere a Londra. Una sera, durante una passeggiata vide un vecchio mulino in perfette condizioni, che lo affascinò tantissimo. Tanto che al rientro a Varmo illustrò a suo fratello l’idea che gli era balenata: recuperare un vecchio fabbricato, in Friuli, per farne un ritrovo agrituristico. All’epoca, a offrire ospitalità rurale c’erano soltanto le frasche. Venne a conoscenza dell’esistenza del mulino di Glaunicco, e dopo una lunga trattativa lo acquistò. Poi, scoperse che le sue grandi pale avevano ammaliato lo scrittore-patriota Ippolito Nievo, il quale dedicò la sua ‘Novella Paesana’ all’antico manufatto, e all’ambiente bucolico circostante. Nievo, che ha vissuto al Castello di Colloredo di 20150402_224349Monte Albano, si recava nelle vicinanze di Glaunicco, a Gorizzo di Codroipo, alla villa dei Colloredo Mels, a trovare la nonna. Dal 1968, l’anno dell’acquisto del molino, al 1985 Gino Del negro si è impegnato con la famiglia a Tarvisio, sempre nella ristorazione, per poter realizzare il suo sogno. E nell’85, assieme alla moglie Elda ha aperto il locale. La figlia Moira era piccina, Romina sarebbe nata qualche anno dopo. E passo dopo passo ‘Al Molino’ sarebbe divenuto uno dei punti di riferimento del medio Friuli, e del Varmese. Non soltanto per il tipo di cucina prescelto, quella tipica friulana, ma anche per la capacità dei gestori di dare vita alla struttura. Di renderla attrattiva. Per quindici anni, per esempio, è stato la sede del premio letterario internazionale ideato dalla professoressa Mirmina per ricordare il Nievo. Un evento che attirava personaggi della cultura, da tutto il mondo. Mentre, tuttora, nei diversi periodi dell’anno il locale ospita serate a tema, ed eventi culturali particolari. Come la cena dedicata alla lirica, con il menù dell’epoca dell’artista e delle consuetudini dell’autore. Nel ristorante Al Molino c’è molta attenzione all’abbinamento con i vini, grazie a Moira Del Negro, che da diversi anni è sommelier professionista. Mentre anche la sorella Romina è impegnata in sala. Al calore del locale, alla professionalità dei gestori, alla suggestione del mulino ripristinato alla sua antica funzionalità, e delle acque che sfiorano i muri perimetrali, da alcune settimane si è aggiunta un’ulteriore attrattiva: la cucina molto curata, volta alla ricerca degli ingredienti più semplici, ma genuini, di Martino Vizzon, latisanese, da decenni chef rivierasco. Cuoco dell’anno del 2008 e 2009. Che ha da subito iniziato a inserire la sua esperienza accanto a quella consolidata del locale. Un esempio di menù, veloce, non impegnativo, ma appagante per il gusto e per la scelta delle materie prime: saluto della cucina al baccalà mantecato; un delicato risotto al silene, l’erba di campo della stagione. O, in alternativa, i gustosi gnocchi al cinghiale. Quindi ventaglio di anatra all’arancio e pepe rosa. Per dessert, la vellutata crema catalana di Martino, o la crostata alle ciliegie, o la mousse con la pasta frolla. O tutti e tre assieme. Un mix di sapori che si sintonizza con efficacia con l’articolata proposta del locale della famiglia Del Negro.

Carlo Morandini

Camino al Tagliamento, 9 aprile 2015.

 

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