lorenzonettocantinaL’azienda agricola Lorenzonetto di Latisana ha avviato investimenti per una cantina d’avanguardia

Mentre il vigneto segue le stagioni Guido e Marco pensano al diradamento per la qualità

Un’azienda che si è sviluppata passo dopo passo, anno dopo anno, stagione dopo stagione. Perché dalle prime campagne convertite a vigneto si è passati per gradi a una realtà consolidata, conosciuta, che è proiettata costantemente in avanti.

Tutt’ora, con la realizzazione della nuova cantina e dell’area degustazione, immerse nel vigneto rivierasco. Ma anche qui, a Latisana Lorenzonetto father & Son(Ud), l’emergenza della pandemia ha stoppato temporaneamente il processo di ammodernamento e innovazione che il Cavalier Guido Lorenzonetto, in questi anni assieme al figlio Marco, ha avviato e che era ormai prossimo a completarsi.

Ciò, non riesce a distoglierli dalla cura del vigneto, dall’attenzione per le vigne. Procedendo anche a diradare le viti per ridurre le rese per ettaro, e aumentare la qualità. Guido, attivo da una cinquantina d’anni per favorire la crescita della vitivinicoltura rivierasca, uno degli animatori più ascoltati dell’area e sostenitori della Riviera Friulana, non nasconde la sua preoccupazione. Che riflette l’ansia dell’intera azienda a conduzione familiare. Accomunata dalla pandemia in una situazione di forte criticità alle altre realtà del settore e dell’indotto.

Guido Lorenzonetto, rimarca che, a quasi 80 anni, non aveva ancora vissuto una situazione del genere: -“abbiamo dovuto chiudere tutto. Un problema che speriamo si risolva al più presto, ma rimarrà la paura della gente a influenzare gli spostamenti e le scelte anche nei prossimi mesi. Anch’io, non mi sono più mosso da casa dall’esplosione dell’epidemia, non vedo l’ora di uscire, ma credo che sia una condizione che stiamo vivendo tutti. Certo è, che bisognerà iniziare a uscire, a far girare la moneta, perché adesso l’economia è ferma”.

E il mercato del mondo del vino?

ulivilorenzonetto“Si riprenderà, ma per ora la situazione è critica: le spese vive sono sempre uguali, ma nel contempo mancano gli introiti: in questo periodo abbiamo avuto un calo delle entrate dell’80 per cento. Quindi, non so fino a che punto potremo resistere. Noi ci alziamo la mattina alle 5, per andare a lavorare nelle nostre campagne e nei vigneti, e ci rimaniamo fino al tramonto. Ma questo, se è indispensabile per l’azienda, non si riflette in maggiori entrate. Lo facciamo, perché comunque guardiamo avanti con uno spirito ottimistico. Speriamo che a breve venga scoperto un vaccino che ci permetta di vivere più serenamente. E, nel frattempo, si possano rasserenare i mercati. In questo periodo le nostre aziende hanno preso una bella botta, e purtroppo proprio in un momento nel quale le prospettive stagionali e di crescita erano abbastanza rosee. O comunque riflettevano i risultati degli anni passati”.

Anche il figlio Marco riporta lo stesso stato d’animo.

“Stiamo vivendo questa situazione come un vero dramma: ci troviamo in una fase nella quale abbiamo investito molto, accendendo mutui, e abbiamo scadenze che in una condizione normale non avremmo avuto alcun problema a rispettare. Ma, ora, tutto diventa meno facile. La campagna, nel frattempo va avanti e le spese di gestione ci sono, i dipendenti vanno pagati. Altri tipi di attività non patiscono questo problema. Se chiudono, hanno un regime ridotto di spese vive. Ma anche loro hanno i loro problemi: per esempio, i ristoranti sono tenuti a pagare la tassa sui rifiuti, anche se sono chiusi da tre mesi. Per noi è dura perché il mercato abituale è fermo. Per fortuna, avevamo attivato un sito internet che funziona, e, anzi, con il ‘lockdown’ ha registrato un piccolo incremento di vendite, che ci permette di pagare la manodopera. Stiamo vivendo delle scorte di liquidità. Ma anche a seguito degli investimenti fatti, presto si esauriranno. Speriamo in una ripresa rapida, che ci consenta di recuperare”.

Marco Lorenzonetto esprime un’ulteriore preoccupazione, che nasce da una osservazione sulla condizione di una società che improvvisamente ha fatto un salto nel vuoto, congelando tutte le proprie attività:

“Chi non ha lavorato in questi mesi, non ha guadagnato, e sta a sua volta esaurendo le proprie risorse. Quindi, la riapertura non si rifletterà con un immediato ‘boom’ di ripresa. I ristoratori sono molto preoccupati: un amico mi ha ricordato che per riaprire dovrà ridurre i posti a tavola della metà, passando da 100 a 50. Viveva di banchetti nunziali, comunioni, cerimonie, feste di classe, cene di lavoro, ma per ora tutto ciò non potrà ricominciare perché creerebbe assembramento. Quindi, sarà costretto a ‘vivere’ soltanto con la clientela di passaggio. Dunque, assolutamente senza certezze. Alla luce di tutto questo, non sa se gli converrà aprire o tenere chiuso anche nel prossimo futuro. Perché, peraltro, se non verranno rispettati alla perfezione i protocolli di sicurezza, rischia sanzioni importanti. E non sempre dipende dal ristoratore il rispetto totale delle regole da parte degli ospiti. Perché non può essere dappertutto, soprattutto con personale ridotto”.

Questo si rifletterà anche sulla viticoltura…

“È evidente: se non riaprono i ristoratori, noi che viviamo per gran parte con l’horeca (hotel, ristoranti, caffè, catering) e proponiamo un prodotto che non è di prima necessità ma va nei ristoranti e nei bar, avremo a che fare con un lavoro dimezzato. Quindi, le difficoltà dell’horeca si rifletteranno su di noi. Ma, se riaprono, la gente avrà subito il desiderio di muoversi come prima, con la paura del contagio che li ha bloccati a casa per quasi tre mesi? Forse, all’inizio qualche incertezza ce l‘avremo anche noi”…

Ci sono altri aspetti di criticità?

“In questo periodo non abbiamo speso soldi per andare in giro. Ma i costi in casa ci sono stati comunque, e se non si è guadagnato… Pensa alla scuola: prima d’ora non avrei mai pensato che la gran parte delle famiglie non possiede un computer, e che quindi ha dovuto noleggiare o acquistare un pc per consentire ai ragazzi di seguire le lezioni, magari di sostenere esami e verifiche on line. E anche questa è una spesa non preventivata che se non era stata affrontata prima del ‘lockdown’”…

I progetti dell’azienda Lorenzonetto vanno avanti comunque?

“Abbiamo avviato un investimento per i prossimi vent’anni, che è importante, ma è sostenibile a una regime normale di lavoro. Si tratta di una nuova struttura di 3 mila metri quadrati di superficie, per la gran parte adibita a cantina, il resto da destinare a ricovero dei mezzi agricoli. Prima dell’emergenza, i margini dei ricavi dell’attività ci avrebbero consentito di mantenere sostenibile questo investimento. Il progetto era quello di spumantizzare in azienda, e di dotarla di accessori tecnologicamente avanzati per ottimizzare ancora le produzioni. Il progetto prevede un’impiantistica enologica d‘avanguardia. Un settore nel quale i componenti sono molto costosi: per comprenderci, l’acciaio inox impiegato su un trattore costa 10, quello nelle vasche per il vino costa 100. Perché è frutto di tecnologie e ricerche che hanno un costo maggiore. Fortunatamente, per ora sono riuscito a fermare questi acquisti, e ho trovato aziende che hanno capito bene la situazione perché la stanno vivendo pure loro. E hanno sospeso le mie commesse fino a quando riusciremo a tirar fiato.

Speriamo ci vogliano aiutare i nostri governanti. Più di così, noi non possiamo fare: ci alziamo presto per lavorare finché c’è luce, e da sempre abbiamo bandito gli sprechi. Siamo innamorati del nostro lavoro, lo svolgiamo con passione, ce la mettiamo tutta… Speriamo che gli aiuti annunciati possano arrivare presto. Non sotto forma di prestiti, che nessuno sa se sarà in grado di onorare, perché se noi siamo già condizionati dagli investimenti, anche gli altri operatori e imprenditori debbono fare i conti con una crisi imprevedibile. In questa fase, è auspicabile che la politica sia molto solidale con le attività economiche, e siano evitanti sprechi e dispersioni”.

Carlo Morandini