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Barcolana 58, la Riviera Friulana scende in acqua con Stefano Rizzi sullo Swan 90

Oltre quarant’anni di storia della vela, dalle sfide dei maxi lignanesi alle nuove generazioni. San Giorgio di Nogaro e Marina Sant’Andrea protagonisti nel Golfo di Trieste.

Ma dov’è finita la grande stagione della vela friulana?

Le previsioni indicano vento leggero, con una brezza intorno ai 13 km/h e cielo velato. Con oltre 1.500 iscritti già registrati, l’attesa è per una nuova edizione della grande festa della vela triestina. Per ora, tuttavia, non si profilano sfide innovative capaci di segnare una nuova tappa nella storia della regata.

BARCOLANA E RIVIERA FRIULANA – La Riviera Friulana punta questa volta sul sangiorgino Stefano Rizzi, a bordo di WoodpeckerCube, lo Swan 90 dell’armatore Alberto Rossi, che ha già fatto base a Marina Sant’Andrea. Al timone ci sarà la figlia dell’armatore, Claudia Rossi, affiancata dall’inesauribile Rizzi, velista di grande esperienza, che per la Barcolana ha rinunciato, questa volta, a regatare a Valencia in occasione della Coppa America.

La lunga storia della vela nella Riviera Friulana, scandita per oltre quarant’anni dalla Coppa d’Autunno, racconta anche lo sviluppo del sistema nautico del territorio.

Ma la vela friulana c’è ancora?

La tensione emotiva che si respirava negli anni Ottanta, quando da Lignano a Grado si viveva un vero Rinascimento dello sport velico, sembra essersi attenuata con il ricambio generazionale. Restano, tuttavia, importanti punte di eccellenza.

Ad Aprilia Marittima continua a essere un riferimento per la vela agonistica rivierasca Raffaele Ceolin, sempre vicino al mondo del mare. A San Giorgio di Nogaro, invece, Fortunato Moratto anima il Marina Sant’Andrea, oggi della famiglia Andretta, punto di riferimento per l’assistenza a numerosi Swan dell’Alto Adriatico, alcuni dei quali saranno in regata domenica alla Barcolana.

Tra i protagonisti della categoria dei grandi yacht ci sarà proprio lo Swan 90 affidato a Stefano Rizzi, che potrebbe puntare a un buon risultato, soprattutto nella categoria Crociera, in assenza di alcuni grandi scafi con soluzioni progettuali innovative. Sono mancate, almeno per ora, quelle sperimentazioni che hanno segnato le tappe fondamentali della storia della vela e della nautica mediterranea, vissute anche dai fratelli sangiorgini Stefano e Alberto Rizzi.

Altre imbarcazioni prendono il mare da San Giorgio di Nogaro, anche dai Cantieri Marina San Giorgio e da Portomaran. La Barcolana di quest’anno si presenta inoltre senza alcuni degli outsider che in passato hanno acceso la competizione, mentre l’attenzione internazionale è già rivolta alla nuova stagione della Coppa America.

Quarantasei anni di Barcolana: una storia personale e una passione senza fine

L’autunno, almeno per ora, usa clemenza con il Nordest, nonostante le abbondanti piogge e gli allagamenti che hanno segnato la fine dell’estate. A ricordarci l’arrivo della nuova stagione torna l’appuntamento con la Barcolana, la regata dei record nel Golfo di Trieste, universalmente conosciuta come Coppa d’Autunno e oggi denominata Trofeo internazionale Coppa d’Autunno.

La mia prima partecipazione risale a 46 anni fa. Era già Coppa d’Autunno e si disputava la prima domenica di ottobre. Regatavo su El Sufiazo, un Mescal 828 appartenente a un postino udinese appassionato, come me, dell’andar per mare a vela. Ci eravamo conosciuti in Piazzetta, il ritrovo dei giovani nella zona antistante il municipio di Udine, accanto al Delser.

Fino ad allora mi ero limitato alle veleggiate costiere e al piccolo cabotaggio con le derive, in esperienze pionieristiche che mi portavano dalla spiaggia di Lignano Sabbiadoro alle isole della laguna.

Ero stato introdotto alla vela da Elia Zoccarato, maestro dei velisti friulani e lignanesi, e successivamente da Luciano Mainardi, collega giornalista bresciano, cliente e amico di Elia. Mainardi scriveva libri di mare per Mursia e mi aveva indotto a passare dal mio piccolo Zef, una deriva francese di 3,70 metri acquistata dal compagno di banco dello Stellini, al primo cabinato da regata: il Micropomo Sbucciami, di Cadei, proveniente dal lago d’Iseo.

Quella prima Barcolana fu indimenticabile. Il tempo perturbato portò una bora scura, ma non fredda, che a tratti diradava la nebbia mattutina sul Golfo. Dalla coltre grigia sbucavano numerose imbarcazioni, in uno scenario che sembrava uscito da un film.

I maxi lignanesi e le grandi sfide della vela

Seguirono le avventure vincenti sui maxi lignanesi, nate anche grazie all’intuizione di Mainardi, che convinse l’armatore viennese Franz Bucher, di casa a Lignano, a far arrivare dal Garda l’indimenticabile Condor 50, portato alla vittoria da Francesco Battiston.

Con il suo regolamento open, la Barcolana ha sempre stimolato la ricerca della barca più veloce e più grande, spesso attraverso imbarcazioni non costruite esclusivamente per la regata triestina.

Fu così che arrivò Condor Nonsisamai, protagonista dell’introduzione a sorpresa dei trapezi, dispositivi che permettono ai membri dell’equipaggio di sporgersi fuori dalla falchetta sopravvento per contribuire al raddrizzamento dello scafo. Una soluzione tipica delle imbarcazioni più estreme, concepita per affrontare anche le condizioni impegnative del mare, ben diverse da quelle del lago di Garda.

Erano anni di strategie, sperimentazioni e ingegneria nautica, con decisioni che spesso maturavano a tavola, davanti a una pasta allo scoglio e a un bicchiere di Tocai.

Nel 1984, con vento di levante, la barca timonata dal lignanese Battiston e condotta da un equipaggio interamente friulano tagliò per prima il traguardo, lasciandosi alle spalle 537 imbarcazioni. L’armatore era Arimanno Becchetti, editore di Nautica, il primo mensile del mare per il quale scrissi di vela, avviando un percorso professionale che mi avrebbe portato anche a collaborare con Brescia Oggi e con altre importanti realtà editoriali.

Nel 1985 fu la volta di Antonio Maria Bardelli, noto imprenditore udinese, con Blue Eyed Princess, nome dedicato alla moglie Cristina Nonino, figlia di Giannola, protagonista del mondo della grappa.

Era una barca grande, sulla quale Bardelli poteva portare in regata tutta la famiglia. Una scelta audace, premiata da una bora decisa che lo spinse alla vittoria. L’anno successivo, tuttavia, l’imbarcazione fu squalificata perché sulle vele compariva il nome dell’azienda dell’armatore: all’epoca la pubblicità esplicita era vietata nello sport velico e il nome venne fatto coprire dallo skipper triestino Paoletti allo start.

Poi arrivò il Moro di Venezia, protagonista della sfida italiana alla Coppa America del 1992, promossa da Ferruzzi e Raul Gardini. Ma la grande competizione internazionale aveva già lasciato il segno anche alla Barcolana, con le partecipazioni di Ferruzzi e, successivamente, di Gardini con il secondo scafo, tra il 1986 e il 1990.

La serie dei successi fu interrotta dalla vela friulana con Battiston su Uragan, nel 1988, ancora uno scafo del Garda appartenente a Becchetti e progettato da Santarelli. Nel 1993 e nel 1994 arrivò poi il successo di Fanatic, un nordico Luffe, con un progetto di team ancora legato a Francesco Battiston e con il contributo dell’austriaco Pauli Zizala. Anche in questo caso, l’equipaggio era interamente lignanese.

Da Gaia Legend a Cometa: l’evoluzione della vela agonistica

Seguirono i successi di Gaia Legend, progetto di Andrea Vallicelli, con lo skipper sloveno Mitja Kosmina, capace di vincere tre edizioni consecutive.

Arrivò quindi Riviera di Rimini, evoluzione di Gaia Legend, sempre progettata da Vallicelli, il progettista di Azzurra. Al timone si alternarono protagonisti come Paolo Cian, Vasco Vascotto e il monfalconese Mauro Pelaschier, reduci dalle esperienze in Coppa America con Azzurra e Italia.

Con il nuovo millennio si affermarono nuove soluzioni tecniche. Shining introdusse le ali laterali per allargare la falchetta e i ballast, serbatoi d’acqua riempiti sopravvento per aumentare la stabilità e migliorare le prestazioni.

Arrivò poi Cometa, progettata dall’udinese Maurizio Cossutti, espressione di una sfida friulana e austriaca. Lo scafo venne costruito e armato a Marina Punta Faro, a pochi passi dal Covo, il bar-ristorante della darsena più orientale di Lignano, gestito da Francesco Battiston.

Questa volta Battiston non sposò il progetto e scelse di essere al timone di Goose&Gander, già Gaia Legend. A vincere fu però Cometa, confermando la capacità della progettazione friulana di confrontarsi con le migliori esperienze internazionali.

I fratelli Rizzi e la continuità della vela friulana

La successione delle grandi sfide proseguì con Alfa Romeo e Alfa Romeo 2 dell’australiano Neville Crichton, sulle quali regatarono anche i fratelli rivieraschi Rizzi.

Seguirono Maxi Jena, di Kosmina, Esimit Europa 2, dello sloveno Igor Simčič, e la triestina Spirit of Portopiccolo, protagonista di un’edizione che vide al via 2.101 imbarcazioni, con Furio e Gabriele Benussi.

Negli anni successivi si è imposta ARCA, di Furio Benussi, protagonista dei successi dal 2021 fino all’edizione dello scorso anno, fatta eccezione per la vittoria di Wendy Schmidt con Deep Blue. Imprenditrice e filantropa statunitense, Schmidt è stata la prima armatrice donna a conquistare la Barcolana, con il sostegno del New York Yacht Club.

E per questa edizione, a due anni dal sessantesimo anniversario, quali nuove sfide ci attendono? Per ora non sono state annunciate soluzioni rivoluzionarie o progetti destinati a lasciare il segno.

La Riviera Friulana sarà comunque presente e competitiva con WoodpeckerCube, lo Swan 90 di Alberto Rossi, che ha già scelto Marina Sant’Andrea come base. Al timone ci sarà Claudia Rossi, figlia dell’armatore, con a bordo Stefano Rizzi, che ha preferito la sfida triestina alla regata di Valencia.

Tra i grandi yacht, Rizzi dovrà confrontarsi con Prosecco Shockwave, di Kosmina, con Grillo Parlante, un altro Swan di 100 piedi, e con altri scafi di grande prestigio: Fiamme Gialle, timonato da Paolo Cian; Anemos, con il monfalconese Mauro Pelaschier; e Ancilla Domini, di Andrea Illy.

La vela della Riviera Friulana: un patrimonio da rilanciare

La Barcolana è molto più di una regata. È una storia di uomini, imbarcazioni, innovazioni e territori che, per oltre quarant’anni, hanno contribuito a costruire una cultura nautica di alto livello.

Da Lignano a Grado, passando per Aprilia Marittima e San Giorgio di Nogaro, la Riviera Friulana ha saputo esprimere armatori, progettisti, cantieri, tecnici e velisti capaci di competere ai massimi livelli.

Oggi rimangono competenze, strutture e protagonisti di grande esperienza. La sfida è trasmettere questo patrimonio alle nuove generazioni, ritrovando quell’entusiasmo che negli anni Ottanta aveva trasformato la vela in una delle espressioni più dinamiche del territorio.

La presenza di Stefano Rizzi sullo Swan 90 rappresenta un segnale importante: la vela friulana c’è ancora. Ora occorre darle nuove occasioni per tornare a essere protagonista.

Carlo Morandini