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Author: admin

Quando l’eleganza sceglie le infradito – Via dei Sapori “On the Beach”: sulla spiaggia di Grado il vero lusso è l’incontro tra chef, viticoltori e territorio.

Via dei Sapori “On the Beach”: a Grado va in scena la più elegante maratona del gusto

Ci sono serate in cui si passeggia sul lungomare per godersi il tramonto. E poi ci sono serate in cui il tramonto diventa soltanto il fondale di uno spettacolo molto più coinvolgente: quello del gusto.

Martedì 28 luglio 26 la spiaggia della Git di Grado ha cambiato abito. Via ombrelloni e teli mare, spazio a candide tovaglie bianche, cucine mobili, chef in piena azione, viticoltori con il calice pronto e centinaia di appassionati desiderosi di scoprire cosa si nascondesse dietro ogni nuova postazione.

È tornata Via dei Sapori – On the Beach, la manifestazione ideata da Walter Filiputti che da oltre venticinque anni racconta il Friuli Venezia Giulia attraverso i suoi migliori ristoranti, i vini del territorio e gli artigiani del gusto.

La formula continua a conquistare perché è semplice e geniale. Nessuno resta seduto ad aspettare. Qui si cammina. Si osserva uno chef mentre impiatta con precisione quasi chirurgica, si ascolta un vignaiolo raccontare la sua ultima vendemmia, si assaggia un boccone e, pochi passi più avanti, un nuovo profumo invita già a fermarsi di nuovo.

Il rischio? Arrivare alla fine della serata convinti di aver assaggiato “solo qualche piattino”… salvo accorgersi che quei piccoli assaggi, uno dopo l’altro, raccontano un intero territorio.

Il viaggio gastronomico è iniziato dal mare.

La Parmigiana di pesce spada e pesto al timo de L’Androna di Grado, accompagnata dal Pinot Grigio Ramato di Forchir, ha aperto il percorso con eleganza. Sono seguiti i Pennaci stesi a mano con pesto all’aglio orsino, battuta di tonno e olive carsoline del ristorante Al Ponte, in abbinamento allo Chardonnay di Gradis’ciutta.

Molto apprezzato lo sgombro marinato con melone, yogurt e artemisia del San Michele di Fagagna con la Malvasia di Conte d’Attimis-Maniago, così come il sandwich di pane alla camomilla con speck di trota, lattuga di mare e maionese al kren, esaltato dal Sauvignon di Eugenio Collavini.

Tra le proposte più raffinate il doppio carpaccio di branzino della Valle del Lovo di Carlino della famiglia Zanutta, affumicato al legno di faggio e marinato all’aneto, accompagnato dalla Ribolla Gialla Spumante Brut Magnum di Eugenio Collavini.

Non sono mancati i sapori della terra.

Dal celebre Lagarto di maiale con cipolla di Cavasso in agro e kren di Da Nando, accompagnato dallo Schioppettino di Dario Ermacora, al risotto ai peperoni e polvere di cappero de Al Grop di Tavagnacco, fino al cous cous con faraona dell’Hotel Carnia di Venzone e alla riuscita contaminazione tra mare e montagna proposta da Da Alvise di Sutrio.

A chiudere il percorso, come ogni finale che si rispetti, ci hanno pensato i dessert: pesche alla griglia con namelaka al cioccolato bianco, dolci dedicati a Nonino, gelati artigianali e sorprendenti cioccolatini all’olio extravergine.

Ma il successo della Via dei Sapori non si misura soltanto nella qualità dei piatti.

Si misura nelle conversazioni che nascono davanti a un calice, nella disponibilità degli chef a raccontare il proprio lavoro, nell’orgoglio dei viticoltori che spiegano il carattere di un vino e nella curiosità di un pubblico che non si limita a degustare, ma vuole conoscere le storie racchiuse dietro ogni sapore.

È forse questo il vero lusso della manifestazione: il tempo dedicato agli incontri. In un mondo che spesso consuma tutto in fretta, qui ci si concede ancora il piacere di ascoltare, osservare e condividere.

La serata si è conclusa tra brindisi, sorrisi e il profumo del mare che accompagnava gli ultimi assaggi dolci. Un’atmosfera vivace, quasi frizzante, che ha già acceso l’attesa per il prossimo appuntamento della rassegna, previsto l’8 settembre sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro.

E viene spontaneo pensare che questa non sia stata una serata da lentezza, ma una raffinata maratona del gusto: tanti piccoli assaggi, uno dopo l’altro, come onde che si rincorrono sulla riva senza mai essere uguali.

In fondo, come scriveva Italo Calvino:

«La rapidità è una virtù del pensiero, quando sa cogliere l’essenziale senza perdere leggerezza.»

Forse è proprio questa la forza della Via dei Sapori: trasformare pochi bocconi, un calice e un incontro in un ricordo destinato a durare molto più a lungo della serata stessa.

Marco Morandini

La vallicoltura, un’antica tradizione che valorizza la laguna e la cucina di qualità

Valle del Lovo: ambiente, allevamento naturale e qualità del prodotto

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La vallicoltura rappresenta una delle attività più caratteristiche e antiche della Riviera Friulana. Le sue origini risalgono addirittura all’epoca romana e ancora oggi costituisce un elemento importante dell’economia lagunare e della tradizione gastronomica del territorio.

Il termine valle, in questo contesto, deriva dal latino vallum, ossia luogo protetto. Le valli da pesca si sviluppano nelle aree umide e lagunari comprese tra Carlino e Grado, ambienti particolarmente favorevoli grazie all’incontro tra le acque salmastre provenienti dalla laguna e quelle dolci di risorgiva.

Nel corso dei secoli queste aree hanno dato origine alla vallicoltura, una particolare forma di allevamento ittico che consente la crescita di specie pregiate destinate ai mercati e alla ristorazione di qualità. L’ambiente naturale, i tempi di accrescimento degli esemplari e la cura dell’alimentazione contribuiscono a determinare le caratteristiche organolettiche del prodotto finale.

Le valli da pesca sono generalmente costituite da ampie superfici lagunari o bonificate, delimitate da argini e attraversate da una rete di canali comunicanti. Il continuo ricambio dell’acqua, regolato da sistemi idraulici che seguono anche il ritmo delle maree, permette di mantenere condizioni ottimali per l’allevamento e la conservazione dell’equilibrio ambientale.

Tra le realtà più rappresentative del settore vi è Valle del Lovo, a Carlino, gestita dalla famiglia Zanutta. Qui l’allevamento privilegia il benessere animale e la qualità del prodotto. I pesci si nutrono prevalentemente di quanto offre naturalmente il microecosistema della valle – piccoli pesci, molluschi, crostacei e alghe – mentre nei periodi di maggiore fabbisogno energetico l’alimentazione viene integrata con mangimi selezionati di elevata qualità.

Per garantire il mantenimento delle popolazioni ittiche vengono inoltre effettuate semine di avannotti provenienti dai centri di produzione aziendali situati in prossimità della Laguna di Marano. Il sistema di pre-ingrasso utilizza tecnologie a ricircolo chiuso dell’acqua che consentono di ridurre significativamente l’impatto ambientale.

L’allevamento si sviluppa in circa cinquanta vasche di grandi dimensioni, progettate per consentire ai pesci ampi spazi di movimento. La bassa densità di allevamento distingue infatti la vallicoltura dai sistemi intensivi e contribuisce alla qualità finale delle carni.

Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dalla possibilità di effettuare la cosiddetta “pesca su ordinazione”, con lavorazione immediata del pescato. Una modalità che permette di garantire freschezza, tracciabilità e selezione del prodotto.

Tra le specie più richieste figurano branzini e orate, particolarmente apprezzati dalla ristorazione per le loro caratteristiche gustative. Numerose preparazioni valorizzano questi pesci: dal filetto di branzino in crosta di mandorle al risotto al branzino affumicato, fino alle versioni al forno con erbe aromatiche. Particolarmente apprezzati risultano anche il carpaccio affumicato al legno di faggio e quello marinato all’aneto, preparazioni che esaltano la delicatezza e la fragranza delle carni.

Oltre alla funzione produttiva, Valle del Lovo rappresenta anche una meta interessante per il turismo lento. Facilmente raggiungibile sia in automobile sia attraverso le piste ciclabili e gli itinerari che attraversano il territorio lagunare, ospita periodicamente visite ed eventi che consentono di conoscere da vicino uno degli ambienti più suggestivi della Riviera Friulana.

Marco Morandini
Studente del Corso di Laurea in Diritto per le Imprese e le Istituzioni – Università degli Studi di Udine
Aspirante pubblicista.

Tre generazioni, una sola direzione: custodire il gusto del territorio trasformandolo ogni giorno in esperienza, accoglienza e cultura friulana contemporanea.

Da Nando, una storia friulana che continua a rigenerarsi nel gusto

L’alta cucina consolida il mosaico d’eccellenza della Riviera Friulana


Le radici di “Da Nando”: la famiglia Uanetto e una storia che attraversa il tempo senza perdere autenticità, memoria e spirito di accoglienza.

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Ci sono luoghi che non sono semplicemente ristoranti. Sono organismi vivi. Custodiscono memoria, lavoro, carattere e quella particolare ostinazione friulana che riesce a trasformare anche le difficoltà in nuova energia.

Da Nando” di Mortegliano appartiene a questa categoria rara.

Per questo la Riviera Friulana ha accolto nel proprio percorso una delle realtà simbolo dell’enogastronomia regionale, conosciuta e apprezzata non soltanto nel Nordest, ma anche nel mondo dei gourmet, dei degustatori e delle comunità dei corregionali all’estero.

Con la primavera 2026 si consolida così ulteriormente il mosaico d’eccellenza della Riviera Friulana, allargando idealmente “la coperta” del progetto fino a Mortegliano, coinvolgendo una famiglia che da oltre 86 anni interpreta il gusto come cultura del territorio.




Per chi scrive si tratta anche di una conoscenza antica, maturata nella frequentazione professionale di una realtà che ha sempre saputo animare la cucina friulana con discrezione, serietà e capacità di evolversi senza perdere la propria anima.

Perché il segreto di “Da Nando” forse è proprio questo: rigenerarsi restando fedele a sé stesso.

Due anni fa una devastante grandinata aveva messo in ginocchio Mortegliano e parte del territorio circostante, danneggiando gravemente anche lo storico locale della famiglia Uanetto e mettendo a rischio la continuità di un’attività tramandata da tre generazioni.

Per qualche giorno sembrò quasi che il cielo si fosse accanito proprio contro chi lavora con pazienza e dedizione. Ma il Friuli, spesso, reagisce alle tempeste nello stesso modo con cui gli alberi affrontano il vento: rafforzando le radici.

Così Ivan e Sandro Uanetto, oggi affiancati dai figli Giulia e Marco, Leonardo e Stefano, hanno trasformato la difficoltà in una nuova fase di crescita, concentrando energie, esperienza e sensibilità nel perfezionamento della cucina, nella ricerca delle migliori materie prime di prossimità e nella valorizzazione di un’accoglienza sempre più consapevole.

Non una semplice ripartenza. Quasi una rinascita.

E i risultati non hanno tardato ad arrivare. La clientela storica è rimasta fedele, mentre nuovi appassionati dell’alta cucina continuano ad arrivare anche dai Paesi vicini.

Noi siamo sempre qua”, osserva Ivan Uanetto.

Una frase apparentemente semplice, ma che contiene tutto il carattere friulano: sobrietà, dignità del lavoro e quella capacità quasi silenziosa di andare avanti senza clamore.

Fondato nel 1960 da Ferdinando “Nando” Uanetto — affabile oste dietro il bancone — insieme alla moglie Isolina, storica interprete della cucina di casa, il locale è cresciuto negli anni accompagnando l’evoluzione della gastronomia friulana moderna.

Negli anni Ottanta Ivan e Sandro hanno contribuito a superare i vecchi cliché della cucina regionale, aiutando il territorio a prendere coscienza delle proprie immense potenzialità gastronomiche ed enologiche.

Una crescita culturale prima ancora che culinaria.

Non a caso “Da Nando” fu tra le realtà fondanti del Ducato dei vini friulani, guidato allora dal giornalista Isi Benini e dall’onorevole Vittorio Marangone, presidente della Camera di Commercio.

Oggi il ristorante di Mortegliano continua a essere un punto di riferimento per buongustai e degustatori, grazie anche all’ingresso naturale delle nuove generazioni della famiglia Uanetto.

Una cucina — accompagnata da una cantina di altissimo livello — capace di dialogare con il territorio senza diventare nostalgica, interpretando invece il Friuli contemporaneo con equilibrio, sensibilità e armonia.

Ne sono esempio i delicati “Bleons di pes marinat”, carpaccio di pesce persico-spigola marinato all’arancio della Valle del Lovo di Carlino, servito con melograno e timo fresco.

Oppure la poetica “Trute di mont si è mangjade il sclupit”, dove il salmerino incontra erbe spontanee, asparagi, estragone e l’aceto balsamico della riserva di casa “Nando”, curata da Sandro.

E ancora “Ilusion di fretae”, il piatto scelto per la Carta del Gusto 2026: una raffinata interpretazione della frittata primaverile con variazioni di asparagi, urticions, erbe di Carnia, Montasio stravecchio, vellutata di tartufo nero e uovo poché.

Al servizio viene nebulizzato l’aceto di lamponi, mentre lo chef invita a rompere l’uovo al centro del piatto per “fare la frittata” e creare l’armonia tra i sapori.

Un gesto semplice, quasi simbolico ma non banale 
Come a ricordare che anche la cucina, quando nasce da una relazione autentica tra uomo, natura e territorio, può diventare racconto, esperienza e persino visione.

Sui piatti di carne ci soffermeremo prossimamente, confermando sin d’ora “Da Nando” come una delle eccellenze più autentiche della Riviera Friulana e dell’intero panorama gastronomico del Nordest.

Carlo Morandini
giornalista – presidente Riviera Friulana Associazione no profit