Giulietta e Romeo: il mito friulano e la “bufala” storica veronese
Dalle origini friulane della leggenda alla stroncatura del ‘Telegraph’: quando il mito dell’amore eterno diventa un’attrazione turistica senza fondamento
Per anni ho creduto, come molti, che la storia di Giulietta e Romeo fosse indissolubilmente legata a Verona. Una convinzione rafforzata da libri, guide turistiche, visite sul posto e da una narrazione ufficiale che sembrava non ammettere repliche.
Ricordo ancora una visita di diversi anni fa, in concomitanza con il Vinitaly: il celebre balcone, la “casa di Giulietta”, la presunta tomba. Tutto appariva coerente, consolidato, indiscutibile.
All’epoca, da giornalista, avevo archiviato la questione tra quelle certezze culturali che non si mettono in discussione. La faida tra Capuleti e Montecchi era veronese, punto. E soprattutto estranea al territorio di cui allora mi occupavo professionalmente.
La vicenda, del resto, è universalmente nota: l’amore assoluto e tragico, sconfitto dagli eventi e dall’odio tra famiglie. Un mito che ha attraversato i secoli, declinato in teatro, musica, cinema, arti figurative. Da giovane pianista prima, e da cinefilo poi, l’avevo assimilato come patrimonio universale. Perfino il rock ne aveva dato una lettura moderna e disincantata, con ‘Romeo and Juliet’ di Mark Knopfler, brano che – non a caso – invertiva l’ordine dei nomi, alimentando ulteriore confusione simbolica.
Negli anni più recenti, però, alcune frequentazioni legate al volontariato culturale hanno iniziato a incrinare quelle certezze. Fino alla rivelazione decisiva:
“Sai che la vera ispiratrice di Luigi da Porto fu la friulana Lucina Savorgnan, sua amante sfortunata, e che la storia si svolse tra Udine e il fiume Stella, a Villa Ottelio Savorgnan, ad Ariis di Rivignano, dimora tuttora esistente?’
Dopo un primo comprensibile scetticismo, le fonti storiche hanno progressivamente chiarito l’origine friulana del mito. Luigi da Porto, nobile vicentino e autore della ‘Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti’, si ispirò a una storia reale da lui vissuta, trasferendola in una Verona letteraria per ragioni narrative e per evitare un diretto riconoscimento dei protagonisti.
A conferma di questa riscoperta nacque anche un’associazione culturale Romeo e Giulietta in Friuli della giornalista Laura Zanelli con l’obiettivo di dare visibilità e spessore storico alla tesi friulana. Come spesso accade, però, l’entusiasmo iniziale si affievolì e l’attenzione mediatica si spense.
A riportare la questione al centro del dibattito è stato, nei giorni scorsi, un articolo del quotidiano britannico ‘The Telegraph’, segnalatomi da mio cugino Paolo Minichini, veronese d’adozione e friulano da parte di madre, residente a Verona. Il giornale londinese ha inserito il celebre balcone di Giulietta e la sua tomba tra i falsi storici più noti e “inspiegabilmente” popolari al mondo, vere e proprie bufale turistiche da evitare
Non solo: la rappresentazione veronese di Giulietta e Romeo è stata collocata al primo posto nella classifica dei dieci siti più celebri che, secondo il Telegraph, non varrebbe la pena visitare. Nel mirino finiscono sia la casa con il balcone nel centro storico, sia il presunto sepolcro di Giulietta, situato in un ex convento e affiancato da una cappella ottocentesca, recentemente designata dal Comune come luogo simbolico per la celebrazione dei matrimoni.
Un dettaglio personale rende la vicenda ancora più significativa: proprio lì mi trovavo di recente, in occasione delle nozze di mio cugino.
Alla vigilia di San Valentino, festa degli innamorati, la presa di posizione del ‘Telegraph’ offre dunque lo spunto per completare e chiarire una narrazione spesso semplificata. La storia resa immortale da William Shakespeare affonda le sue radici in un’opera precedente, quella di Luigi da Porto, il vero “Romeo”, e in una vicenda umana che guarda più al Friuli che all’Adige.
Forse è tempo di restituire al mito di Giulietta e Romeo la sua complessità storica, distinguendo tra letteratura, tradizione e marketing turistico. Anche l’amore eterno, dopotutto, merita la verità.
Carlo Morandini



