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Ricordi, riflessioni, progetti in una notte di mezza estate

Sono passati quindici anni dalla mezza estate del 2006, quando passavo le serate e parte delle notti a mettere assieme il materiale necessario, gli appunti, i frammenti di interviste, le foto, gli elementi che sarebbero diventati il libro Riviera friulana. Sono trascorsi quasi quindici anni dalla sera del dicembre 2007, quando presentai nella sede della Società filologica friulana, supportato da Alfonso D Leva, caporedattore dell’Ansa di Trieste, con l’assenso della Regione, presente l’allora Assessore alla Cultura, Roberto Antonaz, la prolusione del mio compianto vicepresidente di ARGA FVG, Giovanni Trevisan, il mio volume La Riviera Friulana.

Uno spaccato delle ricchezze, attrattive, peculiarità, eccellenze di un’area che avevo inteso battezzare idealmente come Riviera, condividendo le aspettative, le attese, le potenzialità spesso inespresse di un territorio fino ad allora trascurato, ma denso di elementi di interesse, animato da un fermento che stava sfociando nella crescita e nello sviluppo verso traguardi di eccellenza.

Avevo voluto interpretare le aspettative e i sogni dei pionieri dell’agroalimentare, dell’enogastronomia, della ricettività, dell’accoglienza, della cultura di un’area che non poteva che essere sinergica e complementare alle grandi spiagge del Friuli Venezia Giulia, cioè Lignano Sabbiadoro e Grado. Perché stava racchiudendo quell’offerta, quelle attrattive, quelle possibilità di intrattenimento e arricchimento che costituiscono la cultura del territorio e sono la linfa della quale si abbeverano i curiosi delle specificità, i ricercatori, gli studiosi delle ricchezze locali, autoctone, autentiche.

Che forse troppo banalmente oggi sono considerati con un ‘stringa’ lessicale di sintesi: ovvero, sono i protagonisti del ‘turismo lento’. Lento, perché si sofferma sulla ricerca, e per attingere proprio a quelle ricchezze che quel libro ha voluto, ha inteso proporre e svelare, anche se in forma ancora embrionale, parziale. Quasi fosse una prima puntata di un lavoro intenso che è poi stato sviluppato con il supporto e concorso, con la condivisione di operatori, animatori del territorio, imprenditori, ricercatori e studiosi, giornalisti, amministratori, politici.

L’idea rivierasca non poteva avere confini tracciati sul tecnigrafo, perché espressione di una realtà in crescente fermento. Così dalla linea di demarcazione dei due fiumi, l’Isonzo a Oriente, il Tagliamento 62e2d9a1-3c9f-4cb5-994f-fe75a0bf0ecea occidente, siamo passati a considerare i bacini dei due corsi d’acqua principali del Friuli Venezia Giulia, che sfociano a estuario nell’Alto Adriatico e segnano un confine tra territori, ma tracciano la mappa di un tessuto sociale, culturale, economico, che proprio grazie alle loro acque si è sviluppato.

Perché Riviera friulana, un’idea maturata assieme a viticoltori paladini delle terre vocate a colture di pregio, ristoratori che hanno svolto un ruolo pionieristico e fondante nella valorizzazione di realtà un tempo marginali, agricoltori lungimiranti, esercenti dei luoghi di ritrovo delle anime delle diverse comunità locali, animatori culturali, intende riscattare un territorio non meno vocato delle terre costiere rivierasche: alcuni esempi la Riviera dei Fiori, la Riviera del Conero, la Riviera Amalfitana, la Riviera Romagnola

Un processo culturale, di cultura del territorio, che non poteva non considerare la storia dell’area, l’estensione del concetto linguistico, fino a Concordia Sagittaria, San Michele al Tagliamento, Portogruaro, da un lato, l’Isontino, dall’altro, nel quale si inseriscono con i colpi di scena della storia le parlate venete, da Marano Lagunare a Grado. Un’idea che in pochi mesi ha riscaldato gli animi rivieraschi e motivato operatori, promotori del territorio, animatori, amministratori, professionisti, giornalisti, cittadini a spingermi a rendere concreta l’idea.

RivlignanoaereaLverdeEd ecco nascere l’Associazione culturale La Riviera friulana, con il concorso altamente qualificato di Valter Casasola, studioso, ricercatore del territorio, una delle anime fondanti dei sommelier, segretario, e di Fabio Barison, vicepresidente, commercialista a San Marco, Venezia. Due personaggi, esterni alle attività economiche e culturali dell’area, che mi hanno consentito di mettere a fuoco le criticità, le valenze, le potenzialità della Riviera friulana codificando il percorso del sodalizio. Che inizierà così un percorso a volte complesso, discusso, ma sempre partecipato e costruttivo, attraverso decine di presenze, presentazioni, forum, approfondimenti, convegni, tavole rotonde, interviste, servizi televisivi anche sulle reti nazionali, presentazioni a e con personaggi fondanti della promozione del territorio, come Luca Maroni, Edoardo Raspelli, Paolo Massobrio, Marco Gatti, Mimmo Vita, Massimiliano  Ossini, Tony Gomishek, Natasha Trua Artzberger, in presenza e sui quotidiani nazionali, dal Corriere della sera, a La Stampa, La Repubblica, Paese Roma, La Nazione di Firenze, Il Messaggero di Roma, le trasmissioni Rai, Linea Verde, Sì Viaggiare, La Vita nei campi, Melaverde su Rete 4, e altre ancora, a rassegne in Italia e all’estero, come Vinitaly, Fieragricola, Salone Nautico di Genova, Expo Milano 2015, Fiera del Turismo di Vienna, Fiera dell’agricoltura della Slovenia, che ha portato alla creazione di una rete condivisa e di una realtà ormai riconosciuta e affermata. I primi a credere all’idea furono però i nostri quotidiani.

Sergio Gervasutti, scomparso di recente, fu il Direttore del Messaggero Veneto che ribattezzò alcune pagine della cronaca della Provincia con Riviera friulana. Stimolando anche i corrispondenti a utilizzare ov’era il caso, questa solare denominazione d’area. Così Mario Quaia, responsabile della Redazione di Udine de Il Gazzettino, e Alfonso Di Leva, capo della Redazione del FVG dell’ANSA. Il libro, che fa ancora bella mostra tra gli scaffali delle librerie di animatori della cultura friulana e isontina, ma anche nei punti lettura di Capitani d’industria, biblioteche, librerie, locali alla moda dell’intero nordest ma anche in altre località del Paese e dell’Austria, in quasi quindici anni ha cambiato veste.

Si è adeguata ai cambiamenti del costume e della società liquida nella quale ci stiamo muovendo tra pandemie, trasformazioni culturali, contaminazioni. Divenendo attraverso il sito dell’Associazione testata giornalistica on line: www.larivierafriulana.it , www.rivierafriulana.it . Ma anche monografia con la ‘Carta del Gusto della Riviera friulana’, ‘Eccellenze culturali ed enogastronomiche della Riviera friulana’, e altre iniziative, che come il libro intendono mettere a fuoco i tesori dell’area considerata. Come il sito, un portale che, come certificato dal motore di ricerca Google, ha superato da mesi gli 80 mila contatti. Mentre su altrettanti contatti, che poi si amplificano esponenzialmente, può contare la serie di profili sui social che amplificano esponenzialmente la diffusione dei messaggi destinati a valorizzare e consolidare il ruolo e la consapevolezza della cultura del territorio.A far conoscere le eccellenze, le attività, gli eventi, destinati agli approfondimenti e alla promozione dell’area. Dai premi, come il Premio giornalistico ‘Valerio Ghin’ a Marano Lagunare, Carati d’autore con Assoenologi FVG e Unione cuochi FVG, di carattere itinerante, da Lignano, ad Aquileia, Pordenone, Gorizia, Farra d’Isonzo, i convegni e le tavole rotonde, organizzati anche nel ‘lockdown’ con l’ausilio delle nuove possibilità tecnologiche.

Così è per la Carta del gusto della Riviera Friulana  https://www.larivierafriulana.it/provvisorio/carta-del-gusto-2019/

magazine on line che prenderà in considerazione anche quegli imprescindibili elementi per l’esplorazione e la scoperta del territorio che sono i percorsi ciclabili e le vie d’acqua. Un approfondimento e un ricordo, quello che ho scritto all’antivigilia di Ferragosto, che non è altro che una esemplificazione della energia, della capacità di crescere, innovare, di quest’area, la Riviera friulana, dov’è in atto un percorso di ripartenza che può essere l’occasione per rilanciare la cultura del territorio. mettendo a fuoco anche le risorse e le energie che erano rimaste finora sopite.

Carlo Morandini